Filosofia

E’ vero, alle mie spalle c’è un codice deontologico – quello degli Psicologi– che vige a regola, ed è indirizzo generale del mio agire professionale, ma naturalmente ciò non basta: ecco, credo che dietro ad uno specialista che ci debba essere anzitutto una persona con un proprio stile professionale. Ad esempio, ritengo fondamentale la creazione di un rapporto collaborativo con il cliente, perchè lo psicologo non decide cosa è bene e cosa è male: sono persuaso infatti che ogni persona abbia la possibilità di intuire un bene per sé, di condividerlo e di perseguirlo. L’accento sulla libertà della persona, e quindi del cliente, assume a mio avviso un ruolo cardine nelle vicende esistenziali, appunto come accade nella psicoterapia. Essa infatti è un cammino che cliente e psicologo decidono di percorrere assieme in tutta libertà; un cammino umano e rigenerante di durata molto variabile, lungo il quale si condivide la consapevolezza della strada percorsa e di quella ancora da affrontare nella ricerca di questo bene per Sé.

Ogni intervento psicologico viene intrapreso innanzitutto per un desiderio – a volte confuso – di vivere bene e di essere migliori secondo un proprio criterio interiore e propri valori di riferimento. A questo proposito l’Analisi Transazionale (il cui fondatore è lo psicanalista nordamericano Eric Berne, 1910-1970), ossia l’approccio in cui mi riconosco, permette al cliente di essere aiutato a prendere consapevolezza e a riconoscere le aspirazioni proprie nel rispetto dei valori personali di riferimento.

Il mio lavoro quotidiano è accompagnato anche dalla saggezza proveniente da contributi di altre persone della storia recente e passata, e di estrazione culturale talvolta anche molto distante; essi aiutano il mio discernimento nell’individuazione degli elementi di verità emergenti dalle diverse situazioni professionali, guidano i miei passi e mi sostengono nella fatica. Fra i tanti voglio citarne alcuni:

  • Per non avere pretese: “… il paziente può giungere ad accettare sé stesso quanto il terapeuta come esseri umani e non come esseri onnipotenti, solo nella misura in cui il terapeuta può accettare i propri bisogni umani e, cosa importante, i propri bisogni infantili di dipendenza” H.F. Searles
  • Giussani con il ragazzo che se riconosciuto guarda libero il mondo …
  • Saggezza medievale: “Ciascun confusamente un bene apprende nel qual si queti l’animo: per che di giunger lui ciascun contende” Dante
  • San Tommaso su principale affetto dell’uomo …
  • Quando sembra che non ci sia più speranza: “è una verità parziale che il cliente sperimenta come verità totale, e che deve essere sperimentata dal terapeuta come emotivamente vera, proprio come la madre sufficientemente buona deve essere in grado di condividere la verità dei sentimenti del suo bambino circa i poteri consolatori e vivificanti del suo pezzetto di stoffa. A nessuna madre empatica accadrebbe di chieder al figlio se il suo pezzetto di stoffa può realmente migliorare le cose” Thomas Ogden.
  • Giussani con l’affrontare il problema vs l’approfondire il soggetto ….
  • Alle volte è veramente il caso di farlo: “prima di cercare la guarigione di qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare” Ippocrate.
  • I bambini sono come i grandi: “Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere” Francoise Rabelais.